Aneddoti

Maialino allo spiedo alla Croata

Da diversi anni trascorro le mie vacanze estive in Croazia.

 

Il mare e i paesaggi sono molto suggestivi, le persone sono cordiali, e la birra costa poco!

Una cosa in particolare mi ha sempre colpito. Appena passato il confine italiano, entrando in Slovenia,  cominciano a spuntare ristoranti con uno strano gabbiotto all’esterno… Viaggiando di notte, all’inizio non capivo cosa fosse, poi ho capito che veniva usato per cuocere il maialino (vedendolo, distrattamente, in azione giunto a destinazione).

Quando mi sono innamorato della cucina BBQ, tutto ha avuto senso!

 

Questa volta ho deciso di usare un po’ di faccia tosta e ho chiesto al ristorante di turno se potevo assistere alla preparazione del “maialino allo spiedo”.

Nello specifico parliamo di un bistrò vista mare, il Bistrò Neptun di KRK, che a giorni alterni prepara questo manicaretto.

Con grande sorpresa sono stati entusiasti della mia curiosità e, grazie alla traduzione inglese-croato di un amico del “pit master” sono riuscito a farmi raccontare qualche dettaglio che voglio condividere con voi.

Il fuoco viene acceso intorno alle 14.30 usando un mix di ceppi di quercia e faggio locali.

 

Appena scemano un po’ le fiamme fa la sua comparsa il maialino, che in precedenza è stato abbondantemente salato all’interno, e all’esterno è stato cosparso con il grasso (strutto o lardo… la traduzione vacilla un po’ 😀 )

Le braci sono sul retro, mentre il maialino è in posizione avanzata e sovrapposto a una leccarda per raccogliere i succhi di cottura ed evitare fiammate non controllabili.

La cottura procede così per 5 ore circa.. .con il pit master che monitora le braci e apporta qualche rabbocco per rimanere sui 200/205 C°

Le porte di questo “forno” vengono chiuse per essere poi aperte ad intervalli regolari per controllare “a vista” il tutto, non essendoci un termometro. La rotazione del maialino è costante grazie ad un motorino

  

Dopo un’oretta di chiacchiere e foto lascio il maialino a girare sul suo spiedo e vado a crogiolarmi al sole … Ci rivedremo alle 19.30 per un ultimo scatto prima dell’assaggio!

Puntuali per l’ora di cena, dopo un bel bagno in mare e un passaggio a casa per renderci presentabili, torniamo dal nostro porcellino e lo troviamo di un ottimo colorito!

Le nostre strade si dividono di nuovo, io mi siedo al tavolo e ordino una birra gelata, e lui va in cucina … ritornerà impiattato in una porzione da 350 gr.

Succulento, morbido, saporito, con una leggera nota di fumo. Unica pecca, la pelle croccante ma non croccantissima…

Ricorda molto il maialino sardo, anche per quanto riguarda la tradizione e la diffusione tra i locali.

Prima di lasciarvi condivido con voi l’ultimo segreto estorto al pit master… Il taglio dello chef è la pancia, giudicata più saporita e morbida!

 

La prossima volta che sarete da queste parti e vedrete una casetta fumante fuori da un ristorante…. Fermatevi senza esitazione!

 

Se invece lo avete già assaggiato, o addirittura cucinato… Fatemi sapere il vostro parere!

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