AneddotiStorie di BBQ italiano

Storie di BBQ Italiano #2 – Campfire Lodge 2018

L’ospite di oggi, portavoce dei Barktenders, è Marco Agostini.
Abbiamo già scritto di lui parlando del suo libro uscito qualche mese fa.

 

Lo abbiamo scomodato per capire di più su un evento, unico nel suo genere, organizzato da questo team.
Marco lascio a te la parola pre presentare il Campfire Lodge!

Il Campfire Lodge vuole essere una barbecue-vacanza, ovvero un weekend di full immersion nel barbecue: 3 giorni passati in un posto meraviglioso, isolato ma facilmente raggiungibile, in compagnia di altri malati di barbecue come lo siamo noi, realizzando tutti i pasti interamente in griglia, dalla colazione allo snack dopo cena. Di fatto, abbiamo acceso il gas solo per prepararci il caffè 😉

 

Un weekend di fuoco, tutte dedicato alla cottura esclusiva sulle braci, in tutte le sue forme. Un evento molto interessante ma, forse, un po’ azzardato per il panorama Italiano. Cosa vi ha portato a cavalcare questa onda?

Mah, il mercato barbecue italiano rispetto a quello di altri paesi è cresciuto in fretta, forse troppo. In questa situazione altamente mutabile non si ha una percezione chiara di quale siano le reali esigenze dell’utenza o di quanto questo sia maturo per accettare nuove proposte. Le prime demo, i primi corsi, i primi catering dedicati sono stati tutti gradini che hanno innalzato il livello di aspettative minime dell’utenza, definendo di fatto nuovi standard di settore. Confidiamo sul fatto che anche il Campfire Lodge abbia saputo farlo.

 

Come vi siete mossi per organizzare il tutto? Partiamo dalla ricerca della location, tra l’altro molto suggestiva!

L’idea ci è venuta guardando quello che aveva fatto un nostro amico olandese: ha affittato una baita sul lago in pieno inverno, di quelle che si vedono nei film americani, con chilometri e chilometri di nulla intorno. Ha poi venduto dei pacchetti di partecipazione nelle camere della struttura per un weekend, comprensivi di pasti realizzati unicamente sulla batteria di Big Green Eggs di cui è rivenditore, posizionati sul patio. Appena abbiamo visto le foto ce ne siamo immediatamente innamorati. Abbiamo cercato qualcosa di simile sul lago Maggiore dove io vivo, per replicare il format ma purtroppo non abbiamo trovato nulla. Allargando i criteri di ricerca è saltata fuori Cascina Langa. Si tratta di un antico borgo contadino ristrutturato, in cima ad una collina posta esattamente a cavallo tra le langhe e il monferrato, da cui si gode di una vista mozzafiato sull’orizzonte a perdita d’occhio. Completamente isolato eppure a 5 minuti da un paese con tutti i servizio, ma soprattutto esattamente in mezzo al triangolo Milano-Torino-Genova. Era esattamente quello che stavamo cercando!

 

Passiamo ora alla scelta culinaria… Avete strutturato diversi menù tematici, che sfruttano tutte o quasi le tecniche di cottura. E’ stato difficile incastrare il tutto?

In realtà quella è stata la cosa più facile, solo forse un po’ faticosa. In sostanza si è trattato di organizzare dei mini catering in successione per un numero davvero minuscolo di persone rispetto a quello che serviamo di solito. Farli uno dietro l’altro necessita di una certa resistenza fisica ma a livello organizzativo è stato davvero un gioco

 

Altro elemento distintivo è stato il coinvolgimento degli ospiti in tutti i momenti culinari, avete realizzato una vera e propria “comune delle braci”, o sbaglio? E’ stato difficile coinvolgere le persone?

E’ vero in parte, nel senso che già al momento dell’iscrizione abbiamo lasciato libero arbitrio ai partecipanti di scegliere il tipo di coinvolgimento che si aspettavano dall’evento. C’è chi ha scelto di non perdersi un minuto delle preparazioni, a qualsiasi ora siano state fatte e chi invece ha deliberatamente scelto di viverlo in modo concettualmente più vicino ad una vacanza tradizionale, un’occasione per rilassarsi godendo del cibo che più gli piace. Una sorta di Barbecue hotel insomma. In generale comunque c’è stata una partecipazione molto attiva, lo si può vedere molto bene anche dalle foto relative al pranzo a base di churrasco del sabato.

 

Sul vostro sito è già comparso il resoconto, sempre molto emozionante, dell’evento*.
Cito testualmente “è stato esattamente ciò che volevamo fosse: un’esperienza sporca di rub e carbone e intrisa fino al midollo di emozioni e di pathos” un’immagine davvero suggestiva… Dicci qualcosa di più 😉

In realtà c’è poco da dire. E’ esattamente ciò che c’è scritto: il nostro obiettivo era che il Campfire Lodge fosse un’esperienza variegata, attiva, complessa ed articolata. L’ultima cosa che volevamo è che le giornate si trascinassero pigramente alle ore conclusive. Auspicavamo che i nostri partecipanti portassero a casa un bagaglio di emozioni più che una pantagruelica mangiata di tre giorni. Sempre riprendendo il parallelismo con le vacanze, più o meno la stessa differenza che passa tra un pigro soggiorno di una settimana in un villaggio vacanze e un weekend di tre giorni spesi a girare in lungo e in largo una capitale europea per vedere più cose possibili nel tempo dato. Crediamo di esserci riusciti.

 

 

Per chiudere mi permetto di prendere spunto da un tuo “marchio di fabbrica” e ti chiedo di lasciarci con i 5 momenti che porterai con te, almeno fino alla prossima edizione!

😀 Su questo ho il copyright però! 😀
Va bene, proviamoci:

  1. Il pubblico del Campfire Lodge è stato molto variegato e proprio per questo un po distante tra i suoi elementi, per grado di competenza, di confidenza con noi, di familiarità con un certo tipo di situazioni. C’è stato un preciso momento, dopo il pranzo churrasco, in cui ho avvertito distintamente la rottura definitiva di tutte le barriere. Da li in poi siamo diventati una sorta di famiglia allargata accomunata dalla passione per il barbecue
  2. La serata di venerdì, passata con i partecipanti con i quali è probabilmente viva un’amicizia da più tempo chiacchierando di gare, di pettegolezzi, di ricette fino a tarda notte con un manciata di arachidi sul tavolo e un bicchierino di grappa in mano. Appagante!
  3.  Il forno di Cascina Langa è ancora quello originale usato ai tempi in cui le famiglie contadine lo popolavano, nulla di simile ai moderni forni che avevo avuto modo di trattare finora. Ci abbiamo messo un po’ a prenderci confidenza per conducibilità del calore, gestione dell’aria, temperature ma alla fine la domenica a mezzogiorno siamo riusciti a tirare fuori delle buone (ottime?) cose.
  4.  La difficoltà nel far capire le aspettative e i livelli di giudizio del barbecue competitivo agli ospiti che non avevano particolare o nulla confidenza con questo aspetto del mondo barbecue, scaturite in una fiera dell’assurdo la domenica pomeriggio. Senza falsa modestia, ritengo che il nostro brisket da catering sia eccellente e anche in questo frangente ne abbiamo avuto riscontro dal pieno gradimento di tutti i presenti. Non è stato per nulla facile fare capire per quali ragioni quel brisket in gara avrebbe probabilmente preso un punteggio pessimo. In effetti a volte fatico a capirlo anche io
  5. L’ultimo pensiero è per il buon Faustino. Fausto è mio socio, oltre che un buon amico. E’ una persona precisa, molto competente e un gran lavoratore. Io sono la parte creativa del gruppo ma senza il contributo pesante che Fausto da ad ogni nostro evento o nostra gara i Barktenders avrebbero fatto la metà di ciò che hanno fatto e anche al Campfire Lodge se ne è avuta dimostrazione

Ti ringrazio per aver condiviso questa esperienza, e soprattutto per averla portata anche da noi!

Grazie a voi e vi aspetto l’anno prossimo al Campfire Lodge 😉

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NdA

Il racconto integrale lo trovate qui

Immagine fornite dagli stessi Barketenders

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